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Giulio Cesare

Giulio Cesare, nato il 12 o 13 luglio del 100 a.C. a Roma, era un politico, generale e scrittore romano che ha avuto un impatto duraturo sulla storia. Apparteneva alla nobile famiglia dei Giulii, discendente da Julo, figlio di Enea e quindi legato alla leggenda di Roma. Durante la sua infanzia, Cesare ricevette un'educazione eccellente, studiando retorica, filosofia e letteratura sotto la guida di maestri illustri.


All'età di diciotto anni, Cesare sposò Cossuzia, ma dopo la morte del padre, ruppe il matrimonio per sposare Cornelia, figlia di Cinna, un politico di spicco. Questo matrimonio gli permise di entrare nel mondo della politica romana. Tuttavia, la sua carriera politica iniziò con difficoltà, in parte a causa delle sue origini patrizie e della sua alleanza con la fazione dei populares, sostenitori dei diritti dei plebei.


Nel 60 a.C., Cesare formò il Primo Triumvirato con Pompeo e Crasso, un'alleanza politica volta a consolidare il potere e a superare le divisioni interne. Durante questo periodo, Cesare fu nominato governatore della Gallia Cisalpina, dove dimostrò le sue abilità militari conquistando e pacificando le tribù galliche. La sua campagna in Gallia è famosa per la sua strategia militare e la sua capacità di mantenere l'ordine tra le sue truppe.


Il Primo Triumvirato fu un'alleanza politica segreta e informale formata nel 60 a.C. tra tre dei più potenti uomini di Roma: Giulio Cesare, Pompeo Magno e Crasso. Questa alleanza nacque dal desiderio di consolidare il potere e di superare le divisioni interne che minacciavano la stabilità della Repubblica Romana.


Cesare, che stava cercando di ottenere il consolato, si alleò con Pompeo, un generale di successo, e Crasso, un ricco e influente politico. Pompeo e Crasso avevano già collaborato come colleghi consoli nel 70 a.C., e avevano promosso leggi a favore dei veterani dell'esercito. Cesare, eletto console nel 59 a.C., propose subito una legge per la concessione di terre ai veterani di Pompeo e fece ratificare le conquiste di Pompeo in Oriente. Crasso, invece, ottenne una riduzione del canone di appalto pagato dai publicani allo Stato, favorendo così i cavalieri, la classe mercantile e finanziaria di Roma.


L'accordo tra i tre uomini non era ufficiale e non aveva valore legale, ma si basava sulla fiducia reciproca e sull'interesse comune di dominare la scena politica romana. Cesare, una volta terminato il suo consolato, ottenne il proconsolato della Gallia Cisalpina e della Gallia Narbonese, dove poté ampliare il dominio di Roma e accumulare ricchezze. Pompeo ricevette il comando delle province orientali, mentre Crasso ottenne il governo della Siria, dove sperava di ottenere gloria militare e ricchezze attraverso la guerra contro i Parti.


Il Primo Triumvirato permise ai tre uomini di consolidare il loro potere e di promuovere i loro interessi, ma non durò a lungo. Le tensioni tra i triumviri e le rivalità personali portarono alla rottura dell'alleanza. Pompeo e Crasso iniziarono a sospettare di Cesare, temendo che volesse prendere il controllo totale della Repubblica. La situazione si aggravò quando Cesare attraversò il Rubicone nel 49 a.C., scatenando una guerra civile contro Pompeo e il Senato conservatore.


Questo accordo rappresenta un momento cruciale nella storia romana, dimostrando come le alleanze politiche e i giochi di potere potessero influenzare profondamente il destino della Repubblica Romana.


Nel 49 a.C., Cesare attraversò il Rubicone con il suo esercito, violando apertamente le leggi romane e scatenando una guerra civile contro Pompeo e il Senato conservatore. Dopo una serie di battaglie, Cesare emerse vittorioso e nel 44 a.C. fu nominato "Dittatore Perpetuo".


Il momento in cui Cesare attraversò il Rubicone

è uno degli episodi più iconici della storia romana.


cesare rubicone
credit @ilgiornale

Il 10 gennaio del 49 a.C., Cesare, con il suo esercito, decise di varcare il Rubicone, un piccolo fiume che segnava il confine tra la Gallia Cisalpina e l'Italia propriamente detta. Questo atto era considerato un atto di guerra, poiché ai generali romani era vietato attraversare il Rubicone con le truppe in armi.


L'attraversamento del Rubicone da parte di Cesare rappresentò una sfida diretta al Senato e ai suoi oppositori, guidati da Pompeo. Cesare aveva ricevuto l'ordine di disperdere le sue legioni e di tornare in Gallia, ma decise invece di marciare verso Roma, dichiarando ufficialmente guerra alla Repubblica.


Questo evento segnò l'inizio della guerra civile romana, una serie di conflitti che avrebbero portato alla fine della Repubblica e all'ascesa del Principato sotto Augusto, il pronipote adottivo di Cesare.


Durante il suo governo, Cesare intraprese una serie di riforme sociali ed economiche, tra cui la redistribuzione delle terre ai veterani, la riforma del calendario e l'espansione dei diritti civili.


La morte di Giulio Cesare avvenne il 15 marzo del 44 a.C., un evento noto come le Idi di Marzo. Cesare, dopo aver vinto la guerra civile contro Pompeo e aver consolidato il suo potere, fu nominato "Dittatore Perpetuo" e iniziò a implementare una serie di riforme che centralizzavano il potere nelle sue mani. Questo suscitò preoccupazioni tra molti senatori romani, che temevano che Cesare stesse diventando un tiranno e minacciando la Repubblica.


Un gruppo di senatori, guidati da Marco Giunio Bruto, Gaio Cassio Longino e Decimo Bruto, decise di assassinarlo per ripristinare la Repubblica. La congiura coinvolse circa sessanta uomini, tra cui alcuni amici intimi di Cesare. Il piano era di attaccare Cesare durante una seduta del Senato nel teatro di Pompeo.


Il 15 marzo, Cesare entrò nel Senato e si sedette sul suo trono. I congiurati si avvicinarono a lui, fingendo di chiedergli un favore. Mentre Cesare stava leggendo una petizione, uno dei cospiratori, Tito Labieno, gli strinse le mani attorno al collo, e Cesare, cercando di liberarsi, gridò: "Et tu, Brute?" ("Anche tu, Bruto?"). Questa frase è diventata famosa come espressione di sorpresa e tradimento.


Cesare fu pugnalato più di venti volte, e morì poco dopo. La morte di Cesare segnò la fine della Repubblica Romana e l'inizio del periodo del Principato, con Ottaviano, il pronipote adottivo di Cesare, che successivamente divenne Augusto, il primo imperatore romano.


La congiura non portò però alla restaurazione della Repubblica, ma piuttosto a una serie di guerre civili che culminarono con l'ascesa di Ottaviano e la trasformazione di Roma in un impero centralizzato.

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